In questi giorni, tanti colleghi sono impegnati a preparare la domanda di trasferimento, provinciale o interprovinciale.
Le prospettive però sono tutt’altro che favorevoli.
Vediamo perché.
Il primo fattore è il calo delle nascite
Nel 2003 siamo scesi, per la prima volta, sotto i 400mila nati, i decessi sono stati più di 600mila.
La popolazione residente nel nostro paese è scesa sotto i 58 milioni.
Per questo il trend è in ulteriore discesa anche per i prossimi anni.
Il secondo sono gli immigrati
Nella nostra regione alcuni territori che accolgono immigrati hanno tagli molto contenuti.
Il terzo fattore è il tempo pieno
Alla primaria si attesta mediamente sopra il 90% al Nord, intorno al 50% al Centro, intono al 15%, al Sud.
Alla secondaria di primo grado il tempo prolungato è molto diffuso al Nord, da noi quasi residuale.
Non è solo un problema di occupazione ma anche di qualità della formazione.
Basta guardare i posti assegnati alle regioni lo scorso anno scolastico 2023/24:
Lombardia posti 11.654 circa 10 milioni di abitanti
Campania posti 4.641 circa 6 milioni di abitanti
Tutto questo per i docenti ma anche per gli ATA, collaboratori, assistenti amministrativi, assistenti tecnici e DSGA avranno gli stessi tagli perché l’organico è determinato dal numero dei posti e delle sedi.

Il terzo fattore sono i pensionati
I numeri definitivi non sono ancora disponibili, mancano ancora quota 103 e opzione donna, l’INPS non ha ancora controllato tutte le domande, ma sono inferiori di circa il 7% rispetto allo scorso anno.
E non finisce qui. I posti liberi saranno occupati, all’interno della provincia, almeno per il 30%, dagli esuberi, dai colleghi che hanno perso posto.
Con queste prospettive, i posti utili si attesreranno intorno ad un terzo, o poco più, ripetto allo scorso anno.
Su questi, in prima fase, saranno disposti i movimenti provinciali.
I posti rimasti vacanti e disponibili, dopo i trasferimenti provinciali, verranno destinati per il 50% alle immissioni in ruolo e per l’altro 50% ai movimenti della III fase (trasferimenti interprovinciali e mobilità professionale).
Questi ultimi sempre al 50%, quindi alla mobilità  interprovinciale resta il 25%.
Per essere un po’ più comprensibile
Fatte 100 le disponibilità definitive
50 vanno alle immissioni in ruolo,
25 ai trasferimenti interprovinciali,
25 ai passaggi di ruolo o di cattedra.
Queste sono le previsioni per i docenti, e per gli ATA: collaboratori, assistenti amministrativi, assistenti tecnici. Ancora peggiori le prospettive per i dirigenti scolastici e per i DSGA ormai confinati al Nord SFP ( senza fine pena).

Conclusioni
Davvero una prospettiva non esaltante, che penalizza, in primo luogo, il Sud e le zone interne dove le scuole non si stanno solo accorpando, ma stanno soprattutto chiudendo, cosi i ragazzi iniziano da piccoli a prendere la via dell’emigrazione.
Per la scuola primaria basterebbe estendere il tempo pieno, l’organico di diritto passerebbe dall’attuale 1,25 insegnate per classe a 2, con un aumento dello 0,75%.
Cosi anche per la scuola media con un incremento, più contenuto, ma significato, di circa il 40%.

In ultimo c’é il problema antico dell’organico di diritto e di quello di fatto.
Cosi è soprattutto per il sostegno per tutti i gradi: da circa 120 mila posti in organico di diritto, si passa a 240 in quello di fatto, è una furbata solo italiana.
Le spese, quelle di diritto vanno incluse nel bilancio di previsione che deve essere approvato entro la fine dell’anno precedente.
Per chiudere il bilancio di previsione in pareggio, tra entrate e uscite, basta aumentare un pò le entrale e nascondere un pò le spese.
Di questo passo i precari del Sud, con il rinnovo delle GPS, fanno bene a pensare anche alle piccole isole!

 

 

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