Sindacato Scuola Athena

A proposito delle Prove Invalsi ( e non solo...) PDF Stampa E-mail
  
Sabato 21 Settembre 2013 17:12

teresa4

Lettera aperta al Ministro

della Pubblica Istruzione.

Siamo stanchi!

Gentile Ministro,


sono una docente di lettere, vivo in un paese della provincia di Salerno.

 

Insegno in un Liceo delle Scienze Umane in un comune a circa trentacinque chilometri dal mio paese di residenza.


      Mi piacerebbe tanto insegnare al quinto anno e al secondo biennio, piuttosto che al primo biennio, semplicemente perché amo di più i programmi e gli argomenti relativi a quegli anni: la storia della letteratura italiana e latina, in primis, e anche perché mi sento in maggiore sintonia con allievi più grandi .Da qualche anno, mi” tocca” insegnare nel biennio: uso quest’espressione perché non ho la possibilità di scegliere le classi in cui insegno.


       Non sempre il criterio della continuità e delle attitudini o preferenze personali viene preso in considerazione nel mondo della scuola. La Riforma Gelmini, ha poi, ulteriormente frazionato alcune cattedre.


       Amo comunque il mio lavoro, NONOSTANTE TUTTO e qui bisognerebbe aprire una enorme parentesi che riguarda la gestione e la considerazione della scuola pubblica e degli insegnanti relativa agli ultimi venti anni, ma sorvolo, per ora, su questo punto.


       Tornando a me, cerco di svolgere con dignità e responsabilità il mio lavoro qualunque sia il mio ruolo e il mio posto.


       Mi piace insegnare.


       E’ da un po’ di anni che lavorando sul primo biennio mi trovo a dover affrontare il” problema” delle Prove Invalsi. Prove nelle quali, mi scusi se mi permetto, non credo.


       Il nostro lavoro, lei sa meglio di me, non consiste solo nel far acquisire competenze, ma anche e soprattutto, nel far amare la scuola, in modo particolare in contesti difficili o semplicemente periferici in cui gli alunni a casa non hanno nessuno con cui studiare, dove si parla il dialetto, dove non si legge il giornale, dove, insomma, non c’è cultura.


       Ogni anno le mie energie sono orientate nel tentativo di far affezionare gli allievi, INNANZITUTTO ALLA SCUOLA come istituzione. Poi alla lettura , alla grammatica… a tutto ciò che la mia disciplina propone cercando, allo stesso tempo, non solo di rendere i ragazzi consapevoli di quanto la scuola offra loro , ma tentando anche di aprire il loro sguardo e la loro mente sul mondo, insegnando loro a scoprire che esiste una realtà più grande e complessa alla quale essi pur appartengono. Per questi ragazzi il mondo è il confine del proprio paese o quello
della televisione.


       La lettura e la discussione dell’attualità fanno, pertanto, parte integrante delle mie lezioni.


       L’anno scorso mi è stata affidata una seconda i cui allievi, l’anno precedente, non avevano studiato quasi nulla di grammatica e di italiano, non sto qui a spiegare il perché.

       Mi sono rimboccata le maniche: oltre a tutto il resto del programma di italiano (lettura e analisi de”I promessi sposi”, studio e analisi del testo poetico, testo argomentativo ….e quant’altro), alla lettura integrale di due romanzi, al focus sull’ attualità, con” salti mortali” ho, ripreso e riproposto tutto il programma del primo e del secondo anno di grammatica, riprendendo anche l’analisi del testo narrativo, tutti argomenti che dovrebbero essere stati svolti nell’anno precedente. Il tutto aggravato dalla presenza di un alunno dislessico in classe.


       Alla fine dell’anno ero davvero stanca! Ma ho avuto la soddisfazione che i miei allievi, gli ultimi giorni di scuola, hanno proposto LORO A ME articoli di giornale su cui discutere e dibattere. Hanno affrontato le Prove Invalsi.

 

Non so come siano andate e poco mi interessa. So che ora amano di più la scuola, sono più in grado di difendersi e capire .Riconoscono un predicato verbale da un predicato nominale anche se non tutti riconoscono le varie forme verbali.


       E’ chiaro che per i livelli di partenza io e loro abbiamo raggiunto straordinari risultati, anche se non ricorderanno cos’è un narratore onnisciente o non riconosceranno tutte le proposizioni.


       Ma questi risultati li misuro io , non li possono rilevare le prove Invalsi che di sicuro boccerebbero me e loro come PESSIMI ALUNNI E PESSIMA INSEGNANTE.


       Eppure io ho versato in questo lavoro tutta me stessa e tutta la mia passione .

 

       Probabilmente con corsi di aggiornamenti speciali però, studiati apposta per gli insegnanti del Sud i cui allievi sono risultati somari alle Prove Invalsi, potrei migliorare, anche se non ho mai tratto giovamento da un corso di aggiornamento da sedici anni a questa parte pur avendone frequentati diversi.


       Tali corsi non sono sinonimo sic et simpliciter di capacità e competenza: ci sono docenti che collezionano titoli , attestati , ma poi in classe non sono in grado di coinvolgere gli alunni attraverso un dialogo educativo valido.


       Apprendo , da un articolo apparso su “La repubblica” del 14/9/2013 intitolato”Troppi prof impreparati”Devono tornare a scuola”, che per il Ministero della Pubblica Istruzione io sarei un potenziale docente somaro. Farò leggere anche quest’articolo ai miei allievi di quest’anno.


       Il problema è serio ed è di portata maggiore. Le prove Invalsi sono il risultato un divario, di uno scollamento catastrofico, madornale tra chi legifera nel mondo della scuola e chi opera ogni giorno in questa realtà. Spesso e da troppi i anni, ormai, le leggi e i provvedimenti inerenti al mondo dell’istruzione hanno smantellato pezzo, pezzo , questo contesto in nome di una modernità astratta da seguire come esempio.


       E ‘ mancata l’intenzione di  voler realizzare un discorso serio, coerente, concreto , costruttivo che partisse da ciò che di buono abbiamo costruito nella scuola.


       Nei nostri licei fino a pochi anni fa l’insegnamento del latino garantiva una linea , un’impostazione culturale, una base di competenze che il Ministro Gelmini ha buttato alle ortiche con la sua Riforma, tagliando proprio le ore di questa disciplina! Questa rincorsa alla modernità , agli standard europei , ha fatto sfuggire di mano a chi decide, il controllo della situazione e ha continuamente mortificato e messo sotto i piedi il ruolo degli insegnanti, capri espiatori di un sistema fallimentare. Anche quest’ultima decisione inclusa del nuovo


       Decreto per la scuola è in perfetta linea con la politica di screditamento della classe docente. Si attribuiscono ai docenti tutti i deficit e le carenze dell’istruzione, senza guardare con lucidità e consapevolezza al caos legislativo che da anni incombe nella scuola. Ci tengo, ancora una volta a ricordare, come esempio, in che modo è stata inficiata l’efficacia del nostro insegnamento con le “classi pollaio”.Mi fermo qui e non elenco uno, per uno, provvedimenti che in altri luoghi ho definito quantomeno sconsiderati.

 

E’ vero nelle Prove Invalsi gli studenti del Sud raggiungono risultati più bassi di quelli del Nord. Un motivo ci sarà, ma la “colpa” non è certo degli insegnanti: non è tutto così semplice come in un’equazione matematica. Rileggiamo quest’Italia sul territorio e ci accorgeremo che i problemi dell‘Italia post- unitaria non sono tanto lontani .


       Il divario tra Nord e Sud esiste e non è solo geografico, ma anche culturale. Ma non è colpa della classe docente. Ho già parlato di mancanza di adesione al reale in un articolo pubblicato su questo sito a proposito della proposta delle ventiquattrore. Circa un anno fa proponevo , con ironia e gusto della provocazione il tirocinio in classe agli aspiranti Ministri della Pubblica Istruzione: una settimana in cattedra al Sud, nelle nostre condizioni, nelle nostre strutture, nel nostro contesto, pagando ogni giorno con lo stesso stipendio la benzina per raggiungere la sede .


       La mia non è una scuola a rischio, è semplicemente una scuola di un piccolo paese del sud, ma i miei alunni sono lontani anni luce dagli stessi studenti che avevo in una delle città più ricche del Nord Italia.


       Continuate a bloccare i nostri scatti di anzianità, a imporci ore aggiuntive a stipendio invariato .


       L’unica colpa che abbiamo come categoria è che per amore della scuola, degli alunni in particolare, compresi i più deboli, abbiamo subito più o meno passivamente tanta indifferenza e prevaricazione. Siamo Stanchi!


Teresa Apone                                                                                                                       Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 22 Settembre 2013 19:18 )