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Prima analisi della sentenza della C.G.E.

Scritto da franco lillo on .

 

LABUONASCUOLACEAnche il personale ATA e i precari non inclusi nelle GAE,

rientrano nella sentenza della Corte Europea.

Tre anni di incarico per il risarcimento e/o l'immissione in ruolo.

Il nostro ufficio legale  è pronto a presentare ricorso 

se il MIUR non darà immediato seguito alla sentenza.

Il dispositivo.

         Come da noi preannunciato, in ultimo con l'articolo pubblicato lo scorso 23 novembre,  la sentenza della Corte di Giustizia Europea, depositata questa mattina, fa saltare il banco insieme a tutto il fumoso piano Renzi-Giannini sulla buona scuola.

         Intanto il personale ATA messo ai margini e oggetto di nuovi tagli, come era largamente prevedibile, rientra a pieno titolo nel riconoscimento del diritto alla stabilizzazione.

         Poi, a nostro parere, rientrano anche i docenti di terza fascia che hanno il requisito dei tre anni di servizio, su posti vacanti e disponibili, in primo luogo quelli della scuola primaria e dell’infanzia che dopo anni di contenzioso, hanno visto riconosciuto il valore abilitante del loro titolo di studio se conseguito entro l’anno scolastico 2001/02.

         Il responsabile del nostro ufficio legale, avv. Debora CHIAVIELLO, già nel 2011, aveva presentato oltre 150 ricorsi per il riconoscimento degli scatti stipendiali e la stabilizzazione di colleghi docenti e ATA nostri iscritti.

         Il Giudice del Lavoro ha accolto la richiesta per il riconoscimento della progressione economica e di carriera e in questi giorni stiamo depositando i decreti ingiuntivi, ma ha respinto il ricorso per la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato.

         Avverso questo diniego abbiamo proposto appello, che ora, dopo la sentenza di oggi della C.G.E., ha molte probabilità di essere accolto.

         Da un primo esame del dispositivo, che pubblichiamo in calce, che fa riferimento a nomine su “POSTI VACANTI E DISPONIBILI” , maturano il diritto alla stabilizzazione solo i colleghi che hanno ottenuto per tre anni anche non consecutivi, una supplenza almeno fino al 30 giugno.

         Crediamo che per la scuola il requisito dei 36 mesi debba essere assimilato a tre anni di servizio, come già è stato previsto per i PAS (percorsi abilitanti speciali), considerato che le nomine anche annuali, sono disposte, per ritardi dell’ amministrazione, anche molto dopo il 1° settembre e vengono retribuite fino al 30 giugno, su posti lasciati liberi da personale di ruolo assegnato in altra scuola fino al 31 agosto.

         Quindi solo una finzione per non pagare due mensilità, ma nella sostanza il posto è libero.

         “Il risarcimento del danno” subito, disposto in sentenza, si riferisce, a nostro avviso, al danno patito, dopo aver maturato il requisito sia in termini di aumenti stipendiali, sia per i periodi non lavorati, e riguarda anche il personale di ruolo che ha prestato servizio come precario dopo aver maturato il requisito per la stabilizzazione.

         Ora c’è solo da aspettare le decisioni sulle modalità di applicazione della sentenza.

         Noi speriamo che in tempi brevi il MIUR la recepisca e faccia un censimento di tutti quelli che hanno il requisito, oppure faccia presentare domanda, e avvii da subito la stabilizzazione di tutti gli aventi titolo, evitando così di ingolfare la giustizia in giudizi di ottemperanza che costano tempo e denaro allo Stato e ingrassano i RICORSIFICI.

         In caso contrario, il nostro ufficio legale si sta attrezzando, per tutti i nostri iscritti, SENZA ALCUN COSTO, come per il passato, a presentare ricorso al giudice del lavoro.

         Infine c’è il problema di chi è incluso nelle GAE a pieno titolo, ma ha maturato il punteggio del servizio in scuole paritarie. La sentenza di oggi, come anche avevamo già anticipato, purtroppo non riguarda questi colleghi, che ovviamente potranno richiedere la stabilizzazione al loro datore di lavoro, maturando l'immissione in ruolo nelle scuole di stato solo dallo scorrimento ordinario delle graduatorie.

DISPOSITIVO

per questi motivi la Corte (Terza Sezione) dichiara
La clausola 5, punto 1, dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura nell’allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999,  relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso cheosta a una normativa nazionale, quale quella di cui trattasi nei procedimenti principali che autorizzi, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per                      
la copertura    di   posti    vacanti  e  disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza indicare tempi certi per l’espletamento di dette procedure concorsuali ed escludendo qualsiasi possibilità, per tali docenti e detto personale , di ottenere il risarcimento del danno eventualmente subito a causa di un siffatto rinnovo.

Risulta, infatti, che tale normativa, fatte salve le necessarie verifiche da parte dei giudici del rinvio, da un lato, non consente di definire criteri obiettivi e trasparenti al fine di verificare se il rinnovo di tali corrisponda effettivamente ad un’esigenza reale, sia idoneo a prevedere nessun’altra misura diretta a prevenire e a sanzionare il ricorso abusivo ad una successione di contratti a tempo determinato”.