Stampa

Riforma pensionistica.

Scritto da franco lillo on .

italiaAncora le stampelle del sistema

pensionistico per salvare il Paese.

Cosa cambia per gli operatori

della fomazione dal 1° gennaio 2012.

Nuovi requisiti per l'accesso alla pensione.

 

 

 In un quadro ancora provvisorio e incerto soprattutto per il fatto che la manovra è stata adottata con un Decreto Legge, ancora non pubblicato in Gazzetta e firmato solo questa mattina dal Presidente della Repubblica, proviamo a dare alcune informazioni di ordine generale ai colleghi che in queste ore ci stanno chiamando.

 

Ci sforzeremo di farlo in maniera molto schematica e, quanto più possibile, in termini non tecnicistici, in modo da dare un quadro di riferimento individuale a tutti i nostri lettori interessati al problema spinoso della pensione.

 

Premesso che il D. L. può ovviamene essere  modificato dalle Camere in sede di conversione in legge, allo stato attuale lo stato dell'arte è questo:

 

per chi matura già  i requisiti previsti dalla vecchia normativa al 31 dicembre 2011 non cambia niente.

 

 I vecchi requisiti erano:

 

  • età  anagrafica minima di 60 anni e 36 di contributi o da 35 anni di contributi e 61 anni di età ; (QUOTA 96)

 

  • oppure 40 anni di contribuzione  indipendentemente dall'età  anagrafica;

 

· 65 anni di età  per gli uomini e 61 per le donne con  almeno 20 anni di contribuzione. (19 anni 6 mesi e un giorno).

 

Quindi tutti gli operatori della scuola che maturano uno dei tre  requisiti indicati innanzi possono andare in pensione già  dal 1° settembre 2012  o, se preferiscono, in un qualsiasi anno successivo, perchè conservano il requisito più vantaggioso.

 

Per chi non matura i requisiti previsti dalla norma precedente invece:

 

viene cancellato il sistema delle quote: età  più contribuzione quota 96, poi 97 nel 2012..

 

PENSIONE DI ANZIANITA' viene in pratica elevata dai 40 anni previsti dalla vecchia normativa:

 

  • nel 2012 per  le donne a 41 anni e un mese di contributi,per  gli uomini a 42 anni e un mese;

 

  • Nel 2013 il requisito sale di un mese (quindi diventa di 41 anni e due mesi per le donne e 42 anni e due mesi per gli uomini),

 

  • nel 2014  41 anni e tre mesi per le donne e 42 anni e 3 mesi per gli uomini),

 

  • con qualsiasi età  anagrafica.

 

Se però l'età  anagrafica posseduta all'atto della pensione anticipata sarà  inferiore a 63 ani sarà  applicata una penalizzazione de 3% ad anno. Una docente , ad esempio, che matura il requisito dei 41 anni e tre mesi  all'età  di 61 anni,  avrà  una decurtazione della pensione del 6% se decide di non restare in servizio fino a 63 anni.

 

 

PENSIONE DI VECCHIAIA

 

Per gli uomini il requisito dell'età  viene elevato da subito (2012) a 66 anni .

 Per le donne a 63 anni nel 2012, 64 nel 2014 ,  65 nel 2016 e 66 nel 2018.

 

  A questo punto dovrebbero essere state tutte abrogate di fatto  le norme che prevedevano la richiesta di permanenza in servizio oltre il 65° ano di età , perchè in Decreto è prevista la creazione di una fascia flessibile per il pensionamento dai 63 ai 70 anni per le donne e dai 66 ai 70 anni per gli uomini.

 

 Questa norma, ancorchè demandata ai regolamenti attuativi, dovrebbe essere già  introdotta nella nota del MIUR che ogni anno stabilisce i termini e le modalità  per la presentazione della domanda.

 

Quindi la eventuale permanenza in servizio a domanda oltre il 65° anno di età  e dopo il compiuto 40ennio,  dovrebbe essere liberalizzata per tutti fino al compimento del 70° anno di età  e non più legata ad alcune condizioni.

 

 

CONTRIBUTIVO PRO RATA PER TUTTI DAL 1°  GENNAIO 2012.

 

La riforma cosiddetta Dini, introdotta col la L. 335/95, introdusse per la prima volta nel sistema pensionistico italiano un metodo di calcolo delle pensioni basato sul  sistema contributivo.

 

La differenza fra i due sistemi , quello RETRIBUTIVO e quello CONTRIBUTIVO si può riassumere così:

 

RETRIBUTIVO:  DIPENDENTI PUBBLICI E SCUOLA

 

Chi aveva già  al 31/12/195 almeno 18 anni di contribuzione si  fa riferimento all'ultima retribuzione percepita nel mese precedente al collocamento in quiescenza e si aumenta del 18% forfettario solo la quota stipendiale pensionabile.

 Poniamo che un ipotetico collega che si vuole pensionare il 1° settembre del prossimo anno, a quella data (1995) avesse maturato 20 anni di contribuzione (lavoro effettivo, computi, riscatti, maternità , indennità  di disoccupazione, servizio militare ecc.) e percepisce uno stipendio al 31 agosto 2012 di 3.000 euro lordi (già  aumentati del 18%) ha maturato in  

 

quota ("A") di euro 1200 ( anni 20 per 2% = 40% per 3.000 = 1200);

 

quota ("B") di euro  750  ( anni 15 per 2% = 30%  per 2500 =  750)

 

dal 1° gennaio 1996 al 31dicembre 2011 ha maturato anni 15 di contrizione che verranno calcolati sulla media delle retribuzioni degli ultimi 70 mesi, quindi, tenuto conto dei gradoni e dei contratti,  la media scende a circa 2500 euro per 30%

 

  Al 31/12 2011 il collega ha maturato una pensione lorda mensile di 2.250 euro, a questi va aggiunto il  pro rata di i 8 mesi del 2012 dal 1° gennaio 2012 al 31  agosto 2012 con il sistema contributivo, circa 40 euro.

In sostanza il sistema contributivo si fonda sul principio della effettiva contribuzione versata che ammonta a circa un terzo  del salario lordo, parte in carico al datore di lavoro, circa il 23% e parte al lavoratore, circa il 10%, questa contribuzione andrà  a costituire il cosiddetto "MONTANTE CONTRIBUTIVO INDIVIDUALE" che incrementato annualmente di parte dell'inflazione e PIL , sarà  diviso per gli anni di aspettativa di vita media al momento del collocamento in quiescenza.

 

  Cerco di spiegarmi meglio con un esempio: un collega con 40 anni di effettiva contribuzione che ha maturato un montante di 320 mila euro che va in pensione a 65 anni con una speranza di vita media di ancora 16 anni  (ora è 81  la vita media stimata dall'ISTAT) percepirà  una pensione lorda anno di 20 mila euro.

 

  Nei primi anni la ricaduta sull'effettivo assegno pensionistico sarà  quasi nulla, ma alla lunga la penalizzazione sarà  sostanziosa. A regime, per chi va in pensione con il solo sistema contributivo (assunti dopo il 1° gennaio 1996) si stima una perdita netta tra il 30 e il 40%.

 

Sono anche  previsti incentivi per chi prolunga l'attività  lavorativa ancora non determinati nel  Decreto e che presumibilmente saranno  specificati nei decreti attuativi.

 

 La buonuscita o TFR

 Come ha precisato l'Inpdap, con la nota operativa n. 41 del 30 novembre 2011, il personale della scuola che matura il diritto alla pensione entro il 31 dicembre 2011 il trattamento di fine servizio sarà  liquidato, entro sei e non oltre i successivi 90 giorni dalla data di cessazione del servizio.

Entro 105 giorni se la cessazione dal servizio è dovuta a inabilità, a decesso, per limiti di età  o di servizio previsti per il comparto scuola, comprese le cessazioni per raggiungimento dell'anzianità  contributiva massima a fini pensionistici.

 Il personale che invece matura il diritto a pensione a decorrere dal 1° gennaio 2012, se la cessazione dal servizio avverrà  per dimissioni volontarie, la liquidazione del trattamento di fine servizio sarà  pagata non prima di ventiquattro mesi dalla cessazione e non oltre i successivi 90 giorni.

 

 Sarà invece pagata entro sei mesi e non oltre i successivi 90 giorni se si lascia per raggiungimento dei limiti di età  o per quarantennio di servizio e/o contribuzione.

 Sarà  pagata entro e non oltre i 105 giorni se la cessazione è dovuta a inabilità  o a decesso