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Davvero un papocchio.

Scritto da franco lillo on .

guazzabuglio1

Che succede ai trasferimenti e alle assegnazioni interprovinciali con le nuove norme del D.d.l.?

Cerchiamo di dipanare una matassa intricata che rischia       di scontentare tutti.

 

 

         Da una parte il contratto sulla mobilità annuale  che all’art. 7 comma  13 prevede :

 “  Le operazioni di assegnazione provvisoria da altra provincia o per altra classe di concorso o per altro posto o grado d’istruzione saranno effettuate salvaguardando il contingente di assunzioni a tempo indeterminato previsto per l’a.s. 2015/2016.”

         Dall’altro il DDL approvato alla camera che  all’art 10 comma 12 stabilisce:

Limitatamente all’anno scolastico 2015/2016, i docenti assunti a tempo indeterminato entro l’anno scolastico 2014/ 2015, anche in deroga al vincolo triennale sopra citato, possono richiedere l’assegnazione provvisoria interprovinciale. Tale assegnazione può essere disposta dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca nel limite dei posti di organico dell’autonomia disponibili e autorizzati.

         C’è anche da dire che al comma  12 dell’art. 1 del contratto sulle utilizzazioni è stata introdotta una norma di rinvio.
Le parti concordano di valutare congiuntamente l’esigenza di riaprire il confronto negoziale, anche su richiesta di un solo soggetto firmatario, per verificare le ricadute sul personale derivanti da provvedimenti emanati successivamente alla sottoscrizione del presente C.C.N.I., che producano effetti sulle materie disciplinate dal C.C.N.I. stesso.”

         In sostanza viene stabilito che,  in presenza di nuove norme sopravvenute,  il contratto può essere modificato.

         Vediamo di spiegarci in modo meno tecnicistico e più comprensibile.

         Fino ad ora le immissioni in ruolo nelle province sono state disposte per un’aliquota variabile tra il 30% e il 50% dei posti liberi e disponibili in organico di diritto.

         Così si conservava una quota di posti  anche per le assegnazioni provvisorie interprovinciali e, in ultima analisi, per i supplenti annuali.

         Questo avveniva quasi esclusivamente nelle province meridionali.

        Ora il Ddl Renzi-Giannini , approvato alla Camera  e che da mercoledì inizierà il suo iter al Senato, prevede,  insieme all’introduzione dell’organico dell’autonomia, 8% in più di docenti pari a circa 50 mila nuovi posti, anche l’immissione in ruolo sul 100% dei posti disponibili.

         Se sarà applicabile  in questo caso l’art. 7 comma 13 del contratto sulle utilizzazioni , cioè salvaguardando il contingente di assunzioni , le assegnazioni  tra province diverse saranno una chimera.  Resteranno in pratica soli i posti in organico funzionale( esoneri sindacali , amministratori in aspettativa, dispensati per motivi di salute, collaboratori del D.S.) . Insomma poca roba.

         Se invece verrà approvato definitivamente il comma 10 dell’art. 12, nella stessa formulazione uscita dalla Camera, appare evidente che quasi tutte  le immissioni in saranno disposte da Roma in su. Quindi la gran parte degli inclusi nelle GAE  sarà costretto ad “emigrare” anche con prospettive molto incerte per il rientro.

         Per via del vincolo triennale per la mobilità,  che viene confermato, ma soprattutto perché lo stesso art. 10 comma 12 dispone che

Per l’anno scolastico 2016/2017 è avviato un piano straordinario di mobilità territoriale e professionale su tutti i posti vacanti dell’organico dell’autonomia, rivolto ai docenti assunti a tempo indeterminato entro l’anno scolastico 2014/2015.”

         Quindi possono presentare domanda solo quelli assunti fino allo scorso anno e non chi quest’anno, dal 1° settembre 2015, sarà immesso in ruolo in altra provincia.

         Intanto però, l’art. 465  -  del Testo Unico  ancorché disapplicato dal CCNL 04.08.95 prevedeva al comma 2
.
I trasferimenti da altra provincia sono disposti sia sul 50 per cento dei posti che risultano annualmente vacanti e disponibili, sia per compensazione.”

 E poi il CCNL ancora vigente  prevede:

Le operazioni di trasferimento da fuori provincia e di passaggio concernenti il personale appartenente ai ruoli non in esubero sono effettuate su aliquote di posti da determinare in sede di accordi sindacali;

         Quindi demanda la materia alla contrattazione , né tanto meno abroga le aliquote riservate a detta mobilità che possono essere modificate ma non abolite.

         Tant’è che tutti i contratti integrativi sulla mobilità successivi, fino a quello dell’anno in corso,  hanno conservato l’aliquota del 50% alla mobilità interprovinciale e professionale.

         E qui è  il primo problema. Una nuova guerra fra chi è di ruolo, in alcuni casi, anche da 15 anni e passa  e non riesce a rientrare in molte province meridionale ( vedi lingua inglese, lingua e civiltà inglese, diritto, economia, contabilità e calcolo ecc.), e chi non potendo o volendo “emigrare” è restato nella propria provincia aspettando che arrivasse il suo turno.

         Ora per questi ultimi è prevista la cancellazione dalla GAE se non accettano un qualsiasi posto in ambito nazionale.

         Per questa via,  da Roma in giù,  avremo una diaspora, una migrazione biblica verso le province del Nord che genererà contenzioso seriale a iosa e un  grave pregiudizio anche per il funzionamento delle scuole.

         Noi siamo dell’avviso che modificare radicalmente le norme in corso d’opera  sia illegittimo ancorché sbagliato. Sarebbe il caso che,  nel rispetto della normativa preesistente, si rimettesse mano ai trasferimenti già pubblicati e da pubblicare, per disporre la mobilità interprovinciali anche sul 50% dell’organico dell’autonomia, come previsto dal contratto vigente, e riservare l’altro 50% alle immissioni in ruolo.

         Per questo noi auspichiamo modifiche al Ddl al Senato, per sanare queste illogiche e scriteriate contraddizioni nella norma  che rischiano di vanificarne gli effetti.