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Solo un difetto di comunicazione?

Scritto da franco lillo on .

la-lavagna-di-renzi4Altro che scuola umanistica,

la scuola della Giannini e di Faraone

spalanca le porte di una deriva

autoritaria e promuove gli YES MAN.

 

         Via libera dalla Camera alla legge di riforma della scuola con 316 voti favorevoli , 137 contrari e 1 astenuto. La norma passa ora  al Senato.

         Nonostante lo sciopero del 5 maggio,  sciopero mai così partecipato,  nonostante l’opposizione degli studenti, delle famiglie, di tutte le componenti del variegato mondo della scuola, compreso tanti dirigenti, l’impianto del provvedimento è rimasto nella sostanza invariato. Gli emendamenti approvati non hanno reso il provvedimento più presentabile.

         I dirigenti potranno scegliere i docenti dagli albi territoriali. Gli incarichi ai docenti saranno triennali e rinnovabili ( se fanno i bravi), potranno scegliersi i collaboratori, fino al 10% del personale,  assegnare anche le supplenze fino a 10 giorni anche a docenti senza specifica abilitazione.

          L’on. Alfredo D’Attore in un’intervista al Manifesto di sabato 16 maggio, ha sostenuto che questa riforma «amplifica le disuguaglianze e scardina un sistema nazionale di formazione su base universalistica».

         Condividiamo:  la Giannini  è riuscita a fare peggio della Gelmini.

         Continuano intanto  le proteste  in tantissime piazze del nostro Paese, anche con forme originali di manifestazione del dissenso, ma il Governo ritiene di essere l’unico depositario della verità.

Insomma il D.D.L. , approvato ieri alla Camera,  spalanca le porte ad   una scuola autoritaria che nella sostanza nega la libertà di insegnamento e pretende docenti “yes man”.

         Lo scontro non è solo  sulla valutazione e sui poteri discrezionali ed arbitrari dei dirigenti, ma in primo luogo sull’impianto complessivo disegnato dalla norma in maniera nebulosa e indeterminata.

         Il governo chiede una delega in bianco per poter operare senza vincoli e controlli.

         E’ vero,  la  scuola non è proprietà dei sindacati, ma nemmeno del Governo.

         In questi giorni la rottura con il mondo della scuola e con il Paese è apparsa  in tutta la sua evidenza. E non di difetto di comunicazione, nonostante la lavagna di Renzi, si è trattato, ma piuttosto di contenuti sostenuti solo dalla Confindustria.

         Non comprendiamo, ad esempio,  nel nebuloso contesto disegnato dall’art. 9,  chi valuta chi, con quali criteri,  se non sulla base di  un generico e indistinto curriculo e di un POF che il dirigente dovrebbe adottare da solo o quasi.

         Ci piacerebbe anche sapere con quali criteri il presidente del consiglio ha valutato l’onnipresente sottosegretario Faraone, strenuo e indefesso sostenitore della riforma

         Per questo nel passaggio al Senato, che inizierà il 3 giugno la discussione generale, continueremo a chiedere modifiche radicali sui poteri dei D. S.,  un piano graduale di immissioni in ruolo che comprenda anche  gli abilitati di seconda fascia e gli idonei dell’ultimo concorso a cattedra,  la  stabilizzazione del personale ATA che è stato precarizzato da 15 anni con supplenze sempre su posto “VACANTE E DISPONIBILE”.